17 May 2026
Un progetto collettivo per ricucire l’infanzia strappata dalla guerra. L’arte trasforma il dolore in testimonianza: i loro nomi diventano un grido di pace.
5,7 km di grida nel silenzio è il nome di un progetto tessile collettivo nato per commemorare gli oltre 20.000 bambini palestinesi uccisi a Gaza. Ideato da Cristina Pedrocco (W.Camicie) ed Elena Gradara, vede l’adesione di centinaia di volontari provenienti da tutta Italia – tra artisti, artigiani tessili, associazioni, collettivi e cittadini – che hanno scelto di unirsi in un’azione di testimonianza. I partecipanti avranno 60 giorni per scrivere, ricamare e dipingere i nomi delle giovani vittime su pannelli di stoffa bianca, che saranno successivamente cuciti insieme per formare un unico nastro lungo 5 chilometri e 700 metri. È un’opera di memoria collettiva, frutto di una partecipazione così ampia da essere difficile da quantificare, che intende farsi simbolo tangibile di un lutto universale. Il nastro 5,7 km di grida nel silenzio, simbolo di pace e resistenza non violenta, verrà srotolata in alcune piazze italiane per rendere visibili quei nomi e restituire loro dignità e successivamente donata a un museo, una fondazione o a un futuro mausoleo che ne garantisca la conservazione e la funzione commemorativa, quale testimonianza permanente delle vittime del genocidio.
5,7 km di grida nel silenzio: un’opera collettiva per ricordare i bambini palestinesi uccisi
Secondo dati diffusi dal Ministero della Sanità di Gaza e rilanciati da testate internazionali come Al Jazeera e The Washington Post, in alcuni casi verificati o stimati anche da agenzie ONU e ONG internazionali, negli ultimi due anni oltre 60mila palestinesi sono stati uccisi, un terzo dei quali erano minori: circa mille bambini non avevano ancora compiuto un anno. Uccisi da bombe, colpi d’arma da fuoco, sepolti sotto le macerie o morti di fame e sete. Una media di oltre uno ogni ora. L’aggiornamento dei dati ha portato il conteggio fino alla fine di agosto. Ma il bilancio è già drammaticamente più alto: le cifre ufficiali non riescono a restituire l’entità reale del massacro in corso. Il totale delle vittime continua a crescere e i numeri dei bambini uccisi si aggravano di ora in ora.
Secondo dati diffusi dal Ministero della Sanità di Gaza e rilanciati da testate internazionali come Al Jazeera e The Washington Post, in alcuni casi verificati o stimati anche da agenzie ONU e ONG internazionali, negli ultimi due anni oltre 60mila palestinesi sono stati uccisi, un terzo dei quali erano minori: circa mille bambini non avevano ancora compiuto un anno. Uccisi da bombe, colpi d’arma da fuoco, sepolti sotto le macerie o morti di fame e sete. Una media di oltre uno ogni ora. L’aggiornamento dei dati ha portato il conteggio fino alla fine di agosto. Ma il bilancio è già drammaticamente più alto: le cifre ufficiali non riescono a restituire l’entità reale del massacro in corso. Il totale delle vittime continua a crescere e i numeri dei bambini uccisi si aggravano di ora in ora.
Per reagire a questo senso di impotenza e trasformarlo in un gesto concreto di solidarietà, è nata l’iniziativa 5,7 km di grida nel silenzio, un progetto tessile collettivo promosso da Cristina Pedrocco (W.Camicie) ed Elena Gradara. Il 2 settembre 2025, con la call for artists “Artisti tessili per Gaza” lanciata su Instagram, centinaia di volontari hanno risposto all’invito a lavorare tessuti: insieme daranno vita a un monumentale nastro bianco lungo 5 chilometri e 700 metri. Sui piccoli pannelli di stoffa che compongono l’opera (ognuno 25x10 cm), centinaia di partecipanti stanno scrivendo, ricamando o dipingendo i nomi degli oltre 20.000 bambini palestinesi uccisi a Gaza.
Il progetto 5,7 km di grida nel silenzio non è soltanto un’opera tessile: è un’esperienza collettiva che attraversa chi vi partecipa, trasformando il filo e l’ago in strumenti di cura, anche oltre la morte. Le testimonianze di chi ha ricamato i nomi dei bambini uccisi a Gaza restituiscono la profondità emotiva di questo gesto.
Il comunicato stampa completo è disponibile in allegato.
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A cura di
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